menu

admin

  • Educazione siberiana. Da oggi al cinema

    February 28, 2013 | Posted By: | Attore |

    “L’educazione siberiana” è uno strano tipo di “educazione”. E’ un’educazione criminale, ma con precise e, a volte sorprendentemente condivisibili, regole d’onore. La storia si svolge in una regione del sud della Russia e abbraccia un arco di tempo che va dal 1985 al 1995. In quegli anni avviene uno dei più importanti cambiamenti della nostra storia contemporanea: la caduta del muro di Berlino e la conseguente sparizione dell’Unione Sovietica con tutto quello che questo evento ha poi comportato nei rapporti economici e sociali dell’intero pianeta. Ispirato all’omonimo romanzo di Nicolai Lilin (edito da Einaudi), in cui l’ autore racconta la sua infanzia e la sua adolescenza all’interno di una comunità di “Criminali Onesti” siberiani, così come loro stessi amano definirsi, il film racconta la storia di ragazzi che passano dall’infanzia all’adolescenza, e della comunità in cui sono cresciuti, rappresentando, attraverso un microcosmo molto particolare, una storia universale che, al di là delle implicazioni sociali, acquista un significato metaforico che riguarda tutti noi.

     

     

     

     

     

    + Read more…

    Mi chiamo Aram e sono italiano – Storie da Synagosity

    January 28, 2013 | Posted By: | Attore · Teatro |

    Dal 28 gennaio  al 03 febbraio 2013
    Teatro Libero | via Savona, 10 | 20144  MILANO

    di Aram Kian e Gabriele Vacis
    regia di Gabriele Vacis
    con Aram Kian
    Produzione Teatro Regionale Alessandrino

    Una classica infanzia degli anni Ottanta, vissuta nella periferia industriale di una grande città del Nord, fra tegolini del Mulino Bianco e compagni di scuola strafottenti; una banale adolescenza anni Novanta, condita di musica grunge, cortei studenteschi e serate in discoteca; una comune giovinezza a cavallo del nuovo secolo, fatta di inconcludenti anni universitari e lavoro che non si  trova. Ritratto tipico di un trentenne italiano. Solo che, quando il trentenne in questione si chiama  Aram e ha un padre iraniano, le cose si complicano un po’…
    In bilico fra incanto, ironia e tragedia, lo spettacolo racconta la storia dei nuovi italiani, i figli degli immigrati, le cosiddette “seconde generazioni”. Attraverso la voce dell’attore protagonista, Aram Kian, Gabriele Vacis costruisce un testo che è uno stralcio di vita e di memoria e, insieme, uno sguardo al futuro di una società che impara, giorno per giorno, a dare un significato all’aggettivo “multietnica”.

    Per informazioni e prenotazioni:
    Tel. 02-8323126
    E-mail: biglietteria@teatrolibero.it
    > acquista on-line

    + Read more…

    Educazione siberiana di Gabriele Salvatores

    December 20, 2012 | Posted By: | Attore · Cinema |

    “Educazione siberiana”, così s’intitola il nuovo film di Gabriele Salvatores liberamente tratto dal romanzo di Nicolai Lilin, che vanta nel suo cast il famoso attore John Malkovich.

    Pare addirittura che l’autore del libro abbia rifiutato parecchie proposte, soprattutto hollywoodiane, e infine abbia accettato Salvatores per la scelta di centrare il racconto non tanto sulla criminalità e violenza quanto sul senso umano, riuscendo in questo modo a dare un crudo ritratto della malavita russa.

    La pellicola, che rappresenta la prima opera internazionale del regista, è ambientata in Transnistria, una zona della Russia occidentale formata da una comunità disciplinata da regole, originatasi quando negli anni ‘30 Stalin fece deportare dei criminali siberiani.
    In questo territorio vive il gruppo dei “criminali onesti”, ossia una famiglia di fuorilegge che ha un codice e dei rituali: il culto delle armi e dei tatuaggi, il rispetto per i disabili e gli anziani, niente droga e l’odio per i poliziotti.
    In questa situazione si articolerà il rapporto tra il giovane Kolima (Arnas Fedaravicius) e l’anziano Nonno Kuzja (John Malkovich), il quale gli insegnerà l’etica del gruppo, e con Ksjua (Eleanor Tomlinson), una ragazza con problemi mentali.

    Il film arriverà nelle sale italiane a fine febbraio.

    Regia: Gabriele Salvatores
    Sceneggiatura: Stefano Rulli, Sandro Petraglia, Gabriele Salvatores
    Attori: John Malkovich, Arnas Fedaravicius, Vilius Tumalavicius, Eleanor Tomlinson, Peter Stormare
    Genere: Drammatico
    Fotografia: Italo Petriccione
    Montaggio: Massimo Fiocchi
    Produzione: Cattleya e Rai Cinema, Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini e Marco Chimenz
    Distribuzione: 01 Distribution
    Cast: John Malkovich, Peter Stormare, Eleanor Tomlinson, Andrius Paulavicius, Donatas Simukauskas, Giedrius Nagys, Arnas Fedaravicius, Vilius Tumalavicius, Antanas Surgailis, Riccardo Zinna, Vitautas Rumshas, Kestutis Jakstas, Vaidas Kublinskas, Jonas Trukanas, Marek Toth, Edaward Saszko, Donatas Vaisnoras, Giedrius Savickas, Marijus Bagdonavicius, Denisas Kolomyckis, Jokubas Bareikis, Zilvinas Tratas, Daiva Stubraite, Airida Gintautaite, Dainius Jankauskas, Juozas Gaizauskas, Vitalij Porshnev, Aleksandr Spilevoj, Paulius Tamole, Pijus Grude, Ramunas Simukauskas, Julius Zalakevicius, Jonas Cepulis, Aleksas Martinkus, Paulius Markevicius, Arvydas Lebeliunas, Viktoras Karpusenkovas, Erikas Zaremba, Arnas Sliesoraitis, Ernestas Markevicius, Mindaugas Ancevicius, Aram Kian, Jokubas Bateika.

    scheda / gallery

    + Read more…

    Mi chiamo Aram e sono Italiano – Storie da Synagosyty

    December 6, 2012 | Posted By: | Attore |

    12, 13 e 14 dicembre 2012, ore 21
    CineTeatro Baretti | Via Baretti 4, Torino

    di Gabriele Vacis e Aram Kian

    Con Aram Kian
    Scenofonia Roberto Tarasco
    Regia Gabriele Vacis

    Teatro Regionale Alessandrino in collaborazione con Nidodiragno

    Una classica infanzia degli anni Ottanta, vissuta nella periferia industriale di una grande città del Nord; una banale adolescenza anni Novanta, condita di musica grunge, cortei studenteschi e serate in discoteca; una comune giovinezza, fatta di inconcludenti anni universitari e lavoro che non si trova. Ritratto tipico di un trentenne italiano. Solo che, quando il trentenne in questione si chiama Aram e ha un padre iraniano, le cose si complicano un po’…

    In bilico fra incanto, ironia e tragedia, Synagosyty racconta la storia dei nuovi italiani, i figli degli immigrati, le cosiddette “seconde generazioni”. Attraverso la voce dell’attore protagonista, Aram Kian, Gabriele Vacis costruisce un testo che è uno stralcio di vita e di memoria e, insieme, uno sguardo al futuro di una società che impara, giorno per giorno, a dare un significato all’aggettivo “multietnica”.

    “Ci occupiamo e ci preoccupiamo molto, e con ragione, dei barconi che sbarcano a Lampedusa i più disperati tra gli uomini. Ma non siamo abbastanza consapevoli dei loro figli. […] Ragazzi nati in Italia […] ma che faticano a sentirsi a casa nella loro casa, italiani nel loro paese.”
    Aldo Cazzullo

    “Lo chiamano arabo, anche se è persiano; lo chiamano straniero, ma è italiano. Davanti alle umiliazioni, il padre abbassa la testa e si scusa; lui s’arrabbia. E’ una schizofrenia identitaria che ha provocato tragedie […], e in Italia fatichiamo a comprendere. Peccato, perché sulla seconda generazione ci giochiamo una fetta di futuro.”
    Beppe Severgnini

    // per info

     

    + Read more…

    CRISI Cap. 3 – Laboratorio di scrittura condotto da Fausto Paravidino – Teatro Valle Occupato

    December 6, 2012 | Posted By: | Attore |

    dal 19 al 25 novembre 2012
    Il 25 novembre PRESENTAZIONE AL PUBBLICO.

    La Drammaturgia che al Valle Occupato è Vocazione è divenuta plurale, è drammaturgia sotto tutte le sue forme, teatrale, di corpi, di spazi, cinematografica, televisiva. In questo momento al Valle la scrittura è più viva e attiva che mai. Le indagini che sono partite spaziano in tutti questi ambiti, a volte si contaminano, a volte si sfiorano e tutte operano all’approfondimento e alla ricerca di nuove forme di approccio alla scrittura, ma soprattutto sulla pratica e alla stesura di nuovi testi, da leggere e mettere in scena.
    Da questa estate l’impegno verso la Vocazione si è esteso, è serio, continuativo e andrà avanti durante l’anno, a capitoli con Fausto Paravidino, ma coinvolgendo anche altri autori per sperimentare altre forme e altri approcci.

    “Cos’è un teatro che si occupa di drammaturgia? Lo stiamo immaginando così: con un gruppo di autori che si confrontano periodicamente sull’avanzamento del loro lavoro, che studiano insieme, che provano il loro lavoro con gli attori e con il pubblico, ne parlano, agiscono, sperimentano. Studiamo insieme: ci siamo dati delle suggestioni che sono il concetto di “Crisi” come tema, la finanza e il libro di Giobbe della Bibbia, ci siamo dati il compito di cercare di fare del gran teatro, lo facciamo studiando Shakespeare e lavorando in un gran teatro che è il Teatro Valle. Tentiamo un processo condiviso: scrittori che fanno degli esperimenti, che vengono studiati da attori davanti ad un pubblico. Speriamo che ne venga fuori qualcosa di buono, sappiamo che quello che ne verrà fuori sarà di tutti perché fatto insieme. La mattina, dalle 11 alle 14 lavoriamo a porte chiuse per proteggere l’intimità di chi ha bisogno che venga protetta. Al pomeriggio, dalle 15 alle 19, facciamo brutta figura in pubblico.”

    Fausto Paravidino

    Il progetto Crisi 2.0 si ispira all’esperienza innovativa ed estremamente fertile del laboratorio e lo sviluppa con l’obiettivo di dare vita a un percorso continuo e condiviso di formazione alla drammaturgia. Un laboratorio di studio, messa in scena e confronto diretto con il pubblico.
    Sostenete la candidatura del Valle occupato al premio finale votando per Crisi 2.0 (progetto n.10) dal sito www.che-fare.com
    Votate votate votate e diffondete!!!!

    Teatro Valle Occupato

    + Read more…

    Crisi Cap. 1 – Laboratorio di scrittura

    July 20, 2012 | Posted By: | Attore · Teatro |

    Nave Scuola_CRISI | Laboratorio di scrittura condotto da Fausto Paravidino
    Teatro Valle in Via del Teatro Valle 21, Roma | Dal 20 al 31 luglio 2012.

    Il laboratorio è finalizzato alla scrittura di un testo che farà parte di una ideale trilogia sulla crisi. Per crisi intendiamo la crisi economica che stiamo attraversando e della quale si fa tutti un gran parlare. Naturalmente non è solo l’aspetto economico di questa crisi che ci interessa. Quello economico è il più dibattuto e se ne parla come se fosse il solo ma non lo è. Se, come sembrerebbe, la crisi non è passeggera ma sistemica, l’aspetto economico è un aspetto, apparentemente il più evidente, di una crisi culturale, una crisi del nostro modo di intendere i rapporti interpersonali, i rapporti di lavoro, le nostre relazioni economiche e sociali. Se questa crisi sia una crisi globale questo non lo sappiamo, ma è con ogni evidenza per lo meno una crisi del mondo occidentale, il nostro. Questa è la materia che vogliamo studiare e, dato che il Teatro Valle è un Teatro e che noi ci occupiamo di Teatro, la modalità del nostro studio sarà di tipo teatrale e la finalità del nostro studio sarà la rappresentazione. Laboratorio Abbiamo discusso molto in questo anno di occupazione di Drammaturgia e Drammaturgie, un po’ in senso stretto, un po’ in senso lato. Senza far troppo gli originali, ci sembra il caso, tanto per cominciare, di partire dalla scrittura. Parlando insieme di Vocazione del Teatro Valle che vorremmo abbiamo finora trovato il massimo accordo su un progetto di teatro che metta al centro del suo lavoro la drammaturgia (o le drammaturgie) e la formazione, ed è su questa idea di massima che stiamo cercando di articolare il progetto di questa creazione. Non sappiamo e non possiamo prevedere quale sarà l’esito del laboratorio. Vorremmo che fosse un primo passo per intraprendere un percorso di scrittura non necessariamente collettivo, ma condiviso sì. Temi Ci sono dei temi e delle domande che vogliamo affrontare come punto di partenza del nostro lavoro sulla crisi. Naturalmente ci interessa l’economia. L’economia, per come è diventata ora, è molto difficile da comprendere e abbastanza complessa da spiegare. È drammatizzabile? In quale modo non documentario si può produrre un racconto a partire dall’indagine delle regole della finanza globale senza necessariamente ambientare la nostra commedia a Wall Street (cosa che peraltro nessuno ci vieta)? Ci interessa la religione. Ci interessa perché è il sistema economico occidentale ad essere in crisi, quindi quello nato in seno alle culture cristiana ed ebraica. Ci interessa perché nel parlare della crisi di un intero sistema non potremo prescindere da un dibattito etico sul bene e sul male, e la religione produce bellissime favole sul bene e sul male. Ci interessa il gran teatro. Abbiamo l’impressione che la drammaturgia contemporanea a partire dalla seconda metà del ‘900 abbia assunto (con alti e bassi) un ruolo sempre più marginale rispetto alla funzione sociale del teatro. Non sappiamo se sia stata marginalizzata dalla moda imperante della rilettura dei classici o se si sia marginalizzata da sé per amor dell’intimismo. Fatto sta che i tentativi predominanti di uscire dalle pareti anguste del kitchen drama sono l’astrazione e la narrazione, e la mancanza di mezzi (e di pubblico) rischiano di essere non solo una disgrazia ma, peggio, un alibi per pensare ad un teatro piccolo. Proveremo a pensare ad un teatro grande, ci sembra che il Valle ce lo chieda.
    (Fausto Paravidino)

    // gallery

    + Read more…

    Mi chiamo Aram e sono italiano: una storia sugli immigrati di seconda generazione

    May 23, 2012 | Posted By: | Attore · Regista · Teatro |

    Uno spettacolo teatrale che racconta la storia dei cosiddetti immigrati di seconda generazione, ragazzi nati e cresciuti in Italia quindi di fatto italiani, che ancora si trovano a dover fare i conti con pregiudizi infondati, ripetute diffidenze e atteggiamenti razzisti, un’esistenza in bilico fra diverse identità culturali che spesso si contrappongono ma che in realtà sono un’enorme fonte di arricchimento.

    Una produzione del Teatro Regionale Alessandrino, scritta a quattro mani dal regista Gabriele Vacis e dal protagonista e principale ispiratore dell’opera, Aram Kian, 39 anni, nato a Roma da padre iraniano e madre italiana, cresciuto in una cittadina del profondo nord italiano, Busto Arsizio, si è diplomato alla “Civica scuola d’arte drammatica Paolo Grassi” nel 1996 .

    Tutto nasce da una chiacchierata tra Vacis ed Aram, nel 2005, poco dopo che Londra era stata colpita dagli attentati alla metropolitana, un massacro compiuto da immigrati di seconda generazione, apparentemente integrati nella società inglese ma che in realtà covavano un feroce rancore nei confronti della civiltà occidentale. “Come mai anche tu non vai in giro a piazzare bombe?”, questa la domanda che il regista rivolse, in tono scherzoso, all’attore. La risposta è stata raccontare l’esperienza dei figli degli immigrati, l’infanzia e la giovinezza di questi “nuovi italiani”, intrecciando il teatro di narrazione con la memoria dei nostri tempi.

    «Se uno alto, biondo venisse qui a dirti: ho lo zainetto pieno di bombe, tu ti metteresti a ridere, no? – spiega Aram Kian – Ma se te lo dico io? Un brivido ti viene, no? Solo perché sono basso e nero. Che poi non sono neanche tanto nero, al limite un po’ olivastro».
    Divertente e assolutamente autentico, Aram è in scena da solo ed interpreta vari personaggi, immigrati di seconda generazione ed italiani, con irresistibile comicità, sempre con lucida ironia, qualche volta con legittima rabbia.

    Ovviamente non mancano gli spunti autobiografi perché molte delle cose che accadono in scena sono state vissute in prima persona dal protagonista, come ad esempio gli immancabili e reiterati controlli di polizia «È tutta la vita che mi chiedono i documenti o mi fermano quando sono in macchina – spiega Aram Kian – Ti senti come se fossi colpevole di qualcosa, pur non avendo fatto nulla».
    A volte basta un nome considerato “stravagante”, oppure un colore della pelle leggermente più scuro, per complicare l’esistenza ad un onesto cittadino.

    L’obiettivo dello spettacolo – che alcuni mesi fa aveva già riscosso notevole successo al Teatro dell’Archivolto – è abbattere le barriere culturali ed evidenziare gli aspetti della positivi della diversità, proponendo al pubblico uno sguardo al futuro di una società che deve necessariamente imparare, giorno per giorno, a dare un significato concreto all’aggettivo “multietnica”.

    + Read more…
/